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Prova a prendermi, il Frank Abagnale del vino

Mug shot of Frank Abagnale in the Steven Spielberg movie "Catch Me If You Can"

L’uomo ha talento. Come Frank Abagnale negli anni ’70 che falsificava assegni inseguito dall’FBI, Rudy Kurniawan ha guadagnato milioni di dollari falsificando vini. Una villa a Los Angeles, completi fatti su misura da Hermès, questo truffatore quasi unico al mondo, ha fatto tremare il microcosmo delle aste di grandi vini. Zheng Wang Huang é il suo vero nome, arrestato negli USA nel 2002 é stato condannato in tribunale il mese scorso e rischia 40 anni di prigione.

Ma torniamo indietro, nel 1998, anno nel quale arrivo’ negli Stati Uniti con un visto da studente. Durante dieci anni riuscirà a far credere a tutti di essere il figlio di ricchi industriali indonesiani falsificando vini, piratando etichette, stampandone di nuove in maniera molto sofisticata ; cosi’ facendo, immise nel mondo delle aste migliaia di bottiglie false. Sopratutto grandi vini di Borgogna e Bordeaux (Petrus, Lafite Rothschild…), un lavoro serissimo per il quale trasformo’ la sua famosa villa in fabbrica.

Conoscendo minuziosamente tutto dei grandi vini dei quali si parla più che si beve, Rudy passava tranquillamente per un erudito, frequentando i più grandi ristoranti dove degustava cio’ che la vigna produce di più prestigioso senza nessun timore di spendere e spandere comprando lui stesso vini durante le aste e creandosi cosi’ un’ottima reputazione presso il ghota vinicolo e dei collezionisti.

Fu un viticoltore della Borgogna, Laurent Ponsot, che per primo sollevo’ dei dubbi poiché Rudy propose su un catalogo una bottiglia di un suo vino che non fu’ mai prodotta dalla tenuta. Altri borgognoni lo seguirono ma niente da Bordeaux che teme di discreditare il mercato delle aste. Seguendo il filo dell’inchiesta, più di 1 000 bottiglie false sono da attribuire al cinese geniale.

winefraud120521_3_560Quando l’FBI alle 6 di mattina di quel giorno di marzo 2002, invase la villa di Rudy per arrestarlo, trovo’ la casa mantenuta ad una temperatura costante di 15°, ottimo per la conservazione dei vini. « Doctor Conti » cosi’ soprannominato per via della sua passione per la Romanée-Conti icona della Borgogna, possedeva all’interno uno studio per coccolare i suoi falsi : migliaia di etichette provenienti dall’Indonesia, 18 tipi di cere per ornare le bottiglie, falsi timbri per le annate ed altre indicazioni obbligatorie, test d’invecchiamento della carta per le etichette, formule chimiche per i blend che dovevano assomigliare a vini invecchiati, un vero arsenale.

Il prossimo 24 aprile, Rudy conoscerà la sua pena. Intanto non posso fare altro che ammirarlo un po’, in segreto, come per Frank Abagnale.  

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