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La Tasmania, il prossimo paradiso del vino

Atterrare a Hobart durante l’autunno australe appena cominciato significa esporsi a raffiche di vento che mettono a dura prova i nervi dei piloti e passeggeri.

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Una volta toccata terra, si scopre pero’ un « piccolo » paradiso dove tanti viticoltori si stanno trasferendo dalla madre patria Australia dove l’industria del vino stagna, mentre qui é in via di sviluppo. Quest’isola di 68.400 km2, ovvero 3 volte la Sardegna, é preservata rispetto al resto del paese che subisce siccità, incendi, cambiamenti climatici e precipitazioni record.

Si contano più di 160 « vignerons » che, sull’isola, occupano per ora solo 1900 ettari, una parte microscopica delle terre agricole disponibili la cui economia si basa sull’allevamento di mucche e pecore, la produzione di mele, fragole, pere ed anche di qualche bel oliveto… Qui la vite ha trovato il suo spazio, già subito ad Hobart, dove il primo vigneto di pinot noir piantato 30 anni fa’ abbraccia il museo di arte contemporanea. Questo vitigno rappresenta 1/3 della produzione della Tasmania ed una rivalità sta nascendo con la vicina Nuova Zelanda che lavora sulla stessa latitudine ed il cui successo, in particolare quello dei vini del Central Otago, fa’ sognare i produttori tasmaniani. Dopo il pinot noir, é lo chardonnay ad occupare un rango di vite su 5. Queste due varietà servono anche alla produzione degli sparkling che rappresentano la metà dei vini prodotti in Tasmania.

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Rispetto al resto dell’Australia, qui la shiraz é piuttosto discreta, cosa che non le vieta assolutamente di essere eccellente, in particolare quella di Glaetzer-Dixon. Come vi dicevo, gran parte dell’uva prodotta é pero’ destinata alla realizzazione di vini spumanti che qui, come altrove, ottengono sempre un certo successo.

I vini « locali » esprimono quasi sempre una grande freschezza, in conformità a cio’ che oramai si aspettano i consumatori.

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Nel futuro, la grande sfida riguarderà l’evoluzione dei volumi prodotti. Oggi, i vini tasmaniani rappresentano solo lo 0.5% della produzione australiana e 70% di questi vini sono consumati in loco. Prendete come esempio il pinot noir piu’ venduto in Australia, ovvero quello tasmaniano di Tamar Ridge. Con l’insediamento d’indipendenti tipo Treasury Wine Estate* o Brown Bros che stanno già investendo e con l’arrivo di belgi e cinesi previsti nei prossimi mesi, bisognerà davvero tener d’occhio questa regione dove si producono già cru di grande qualità. Il riscaldamento globale potrebbe accelerarne lo sviluppo.

*Il gruppo australiano Treasury Wine Estates é proprietario di Penfolds dal 2011. I vigneti storici si trovano nella Barossa Valley a Magill Estate o a Kalimna Vineyard, oramai circondati dalla periferia chic di Adelaide, ma da qualche anno si stanno sviluppando anche in Tasmania, dove la terra é più fresca.

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