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Margaux, l’apertura al pubblico di un gran château : Marquis d’Alesme

Era lunedi’ ed ero nel gruppo di giornalisti e blogger invitati da Millésima a Marquis d’Alesme per scoprire la loro nuova cantina a Margaux. Photo Credit @ André Ribeirinho La tenuta di 15 ettari é stata comprata nel 2006 da Hubert Perrodo, un francese che ha fatto fortuna nel petrolio con la sua società “Perenco” del quale era l’unico proprietario. La prima tenuta che compro’ a Margaux fu Château Labégorce nel 1989. Purtroppo mori’ proprio nel 2006, subito dopo l’acquisto di Marquis d’Alesme, ma da allora sua moglie Carrie si occupa di tutto. La figlia Nathalie, di soli 35 anni, gestisce ora le due cantine. Con Marquis d’Alesme i soldi investiti sono al sicuro. La nuova cantina, i cui lavori si sono appena conclusi dopo 3 anni, é incredibile. E’ un mix di stile neoclassico bordolese masticato con accento cinese, cio’ perché Carrie é di Singapore e prima di sposarsi, prima di trasferirsi in Francia, vi gestiva un’agenzia di modelle di successo ; ecco spiegato anche il suo gusto sicuro per il design al quale ha integrato simboli …

Jane the Virgin, la mia prima volta al Concours Mondial de Bruxelles

Se nei giorni scorsi avete visto passare foto del lido di Jesolo, di Venezia, di migliaia di tappi, bicchieri, bottiglie di vino e tavoli con bandierine tipo mega partitona di Risiko, il tutto segnato con l’hashtag #cmb2015 , avrete capito che il mondo del vino si era spostato a Jesolo dove si é tenuta la ventiduesima edizione del Concours Mondial de Bruxelles . 50 Paesi hanno presentato più di 8.000 vini che sono stati giudicati da 300 degustatori internazionali, tra cui anche la sottosritta ! Questa nuova edizione del Concorso ha dato la possibilità alle 21 denominazioni della regione Veneto di essere messe in primo piano. Valpolicella, Soave, Custoza, Lessino Durello e sopratutto le bollicine più trendy del momento, il Prosecco .     Ma com’ é che il Concorso Mondiale di Bruxelles non si svolge a Bruxelles ? Dal 2006, il Concorso ha scelto di « delocalizzarsi » con l’obbiettivo di far scoprire ai giudici-degustatori delle regioni vinicole dinamiche, innovanti e cosi’ facendo di valorizzarne il savoir-faire. Questa scelta ha permesso anche di rinforzare l’aspetto più internazionale del …

L’Armagnac, acquavite politicamente corretta

Quello che mi piace nell’Armagnac, oltre a lui stesso ovviamente, è che è il frutto dell’incrocio di tre culture, quella degli antichi romani che introdussero per primi la vite nel sud ovest della Francia, quella araba che, secoli dopo, vi porto’ l’alambicco e quella celtica che sviluppo’ l’utilizzo del legno. L’Armagnac é quindi un prodotto politicamente corretto che perdura da più di 7 secoli e che ho avuto modo di approfondire durante l’ultimo Vinocamp che si è tenuto nel Gers, la sua regione d’origine. 3 terroir compongono la DOC nata nel 1936, 15 000 ettari suddivisi in Bas-Armagnac, Armagnac-Ténarèze e Haut-Armagnac e 10 vitigni, anche se sono poi solo 4 quelli che vengono utilizzati più spesso per produrre il vino bianco che viene poi distillato : L’Ugni-blanc, il vitigno dell’Armagnac per eccellenza che produce vini piuttosto acidi e poco alcolizzati e che,dopo la distillazione, produce le acqueviti più fini e di qualità. La Folle Blanche : un vitigno storico della zona che dona acqueviti piuttosto fiorite ed eleganti, perfette negli Armagnac più giovani. Il Baco …

La stazione Ornano di nuovo sui binari

E’ il posto del momento a Parigi dove s’intrecciano solidarietà, hobby e relax.  Non lontana dalla porta di Clignancourt, a metà strada tra il mercato delle pulci ed il quartiere di Montmartre, la stazione Ornano si è rimessa in moto grazie alla Recyclerie, sostenuta dal Comune di Parigi. Un luogo culturale ed alternativo, ecoresponsabile.  L’interno della stazione ha conservato la sua autenticità con archi e strutture metalliche e tutti i mobili, dalle lampade ai piatti, sono stati trovati alle pulci. Nel suo atelier, René, l’uomo tuttofare, rianima gli oggetti, aggiustandoli o prestandovi gli attrezzi per farlo voi stessi. La vetrata che domina i binari sottostanti fa parte del’ex sala d’attesa (chiamata anche sala dei passi persi) che oggi invece è diventata mensa. A mezzogiorno vi si gusta una cucina francese familare, mentre la sera la cena è più esotica. La terrazza, di volta in volta, accoglie food-trucks o mercatini di piccoli produttori bio, ma anche fiere di biciclette usate ed altri oggetti vetusti. Dibattiti, atelier vari e proiezioni di film, ecco le varie attività della …

Le leggende non muoiono mai

In più dei suoi davanzali del XVIII° iscritti al Patrimonio Mondiale dell’Unesco, Bordeaux ha anche le sue istituzioni culinarie come la Maison Dubern, simbolo della gastronomia e dell’eleganza bordolese dal 1894. A Bordeaux, solo due maison hanno attraversato i secoli, il Chapon Fin e Dubern che si trova nel triangolo d’oro del centro città, al 42,44 Allées de Tourny. Pierre e Isabelle Dupuy, hanno acquisito la bella casa di pietra nel 2010, una scommessa folle per questa coppia di architetti parigini che dopo due anni di lavori, hanno riaperto il ristorante, un’avventura ispirata dal fatto che le leggende non muoiono mai e che Bordeaux senza Dubern, non sarebbe più Bordeaux. Ma non sono bastati solo i lavori di rinnovo, la coppia ha dovuto ridare tutto il suo lustro alla maison passando ovviamente anche dalla cucina voluta franca e sincera. Facciamo un passo indietro, nel 1894 il giovane Paul Dubern integra la maison Auriac. Dopo il servizio militare, Paul riprende in mano l’azienda che fabbrica conserve, tra le quali anche un famosissimo consommé di gambero che ne …

A chi appartiene Bordeaux?

Chi, leggendo, si aspetta delle statistiche precise sulle proprietà bordolesi sarà deluso, non esiste un quadro liscio e senza angoli. I 115 000 ettari di vigne di Bordeaux sono in mano a 5 700 vignaioli: famiglie storiche, nuovi golden boy, assicuratori, imprenditori in cerca di prestigio, negozianti che vogliono assicurarsi la materia prima, una galassia ricchissima che cerchero’ di chiarirvi. La tendenza é comunque che le aziende s’ingrandiscono ma che i proprietari diminuiscono. Ad esempio nel Entre-deux-Mers, regione poco conosciuta ma dove si producono 800 milioni di bottiglie, troviamo più di un centinaio di aziende che sfruttano 100 ettari di vigne (di cui ben 30 ne sfruttano più di 200). Le cooperative sono lo zoccolo duro di questa produzione di massa. Purtroppo pochi giovani hanno voglia di continuare il lavoro dei loro genitori anche se il valore del vino sfuso é in costante aumento. Nelle denominazioni più prestigiose, business e storie di famiglia s’intrecciano costantemente. Prendiamo l’esempio della famiglia Aubert, un impero costruito durante 250 anni il cui diamante é lo château La Couspade a …

Vino XXL

Il vino buono sta nella botte piccola…Sai, ho scoperto uno Champagne di un « piccolo » produttore… Basta con il politicamente corretto ! Perché le cose piccole dovrebbero essere per forza più buone o soddisfacienti ? Questo pensiero non é il mio, per me non esistono « piccoli » vini…. Io cerco l’infinitamente grande ! Cominciando dai flaconi : magnum (1.5 litri), imperiale (5 litri) e sopratutto il doppio magnum ( 3 litri), il mio flacone prediletto. E’ evidente che per aprire e gestire un cosi’ grande volume ci vuole precauzione e disciplina, bisogna sorvegliare i fenomeni di ossidazione ed avere il materiale giusto, ma sopratutto bisogna trovarlo ! I produttori lo devono preparare apposta, trovare la bottiglia che non hanno in stock, il tappo, far fare l’etichetta. Non tutte le regioni vinicole sono abituate a questi grandi formati, é quasi impossibile trovare vini d’Alsazia al di là dei classici 75cl, mentre a Bordeaux si trovano più facilmente. D’estate apro « jéroboam » di rosati della Provenza, d’inverno grandi vini bianchi della Borgogna ed ad …